Abbozzo – Corso di pittura – nota 50

Last modified on aprile 17th, 2018

tecniche di pitturaabbozzo, composizione quadri

L’ abbozzo è la fase con la quale si stabiliscono le prime linee e i primi punti di riferimento.

E’ preferibile procedere pennellando a grandi masse, in maniera sciolta, e non disegnare: vi è una differenza enorme, concettuale e pratica, tra disegnare e abbozzare per grandi masse.

Come spiegano molti libri e insegnanti è utile all’inizio cercare di costruire un disegno magari a matita o con del colore diluito con trementina (perché asciuga in tempi rapidi) per avere una traccia a partire dalla quale cominciare a sviluppare il dipinto vero e proprio. Questo è vero se il nostro scopo è avere delle forme e proporzioni corrette, magari che copino in maniera più fedele possibile il soggetto.
Tuttavia ho sperimentato che, inevitabilmente, si finisce per costruire dei “disegni colorati”, non dei dipinti. Mi sembrano troppo corretti, formali, simili ad un’illustrazione, senza anima e soprattutto non in grado di far risaltare le meravigliose qualità fisiche e materiche dell’olio.

Un dipinto è affascinante anche quando è visibile il gioco di trasparenze, di sovrapposizione dei colori, quando si notano differenze di superficie eeffetti creati con pennelli e spatola.
Esiste un altro approccio: è il “dipingere per masse”, quasi un metodo più da scultore che da disegnatore. In effetti sono più le similitudini tra
pittura e scultura che tra pittura e disegno: il pittore cerca di rendere in tre dimensioni ciò che è in due.
Il cosiddetto massing, traducibile in maniera appropriata con l’espressione “dare dimensione”,
rappresenta lo scorrere del pennello non disegnando il perimetro dei soggetti ma il loro volume e il peso. Si, il peso: bisogna sentire l’oggetto e soprattutto ancorarlo alla superficie, renderlo in tre dimensioni. E’ una fase libera, sciolta e determinante nel prosieguo del quadro.

Nella figura “disegno e massing” ho cercato di spiegare con un veloce studio la differenza di approccio tra cominciare un abbozzo con la mentalità da disegnatore e quella del massing.

abbozzo

A sinistra dell’immagine c’è un abbozzo di una mela: l’obiettivo è badare alle proporzioni e delineare il contorno degli oggetti. In questa fase ci si concentra sulla correttezza delle misure e devo dire, avendolo utilizzato per diverso tempo, che alla fine risulta un’attività noiosa.

Questo approccio non è riuscito mai a coinvolgermi veramente: cercare di far corrispondere il nostro disegno a quell’oggetto non è una fase particolarmente creativa.
A destra è raffigurata invece la mela secondo l’approccio del massing: le pennellate sono sciolte, libere, si cerca di trovare dei punti di riferimento senza misurare, ma cercando le corrette proporzioni intuitivamente. Non importa veramente se le nostre misure sulla tela siano perfettamente uguali a quelle dell’oggetto: importa che sia veritiero, che vi sia il “senso” dell’oggetto.

In questa fase iniziale, tuttavia, si cerca di vedere la “dimensionalità” dell’oggetto, si cerca di raffigurare le ombre e le penombre.

Pian piano, con consapevolezza, la mela “emerge” dallo sfondo. Questo si ottiene senza la paura di sbagliare che le linee che tracciamo non siano “corrette”, ma lasciando che il nostro pennello “senta” l’oggetto.

E’ difficile da descrivere, ma spero di aver dato il senso di questo approccio. In termini pratici si cerca con pennellate successive, e con della carta da cucina, eliminando e ritracciando pennellate, di costruire le ombre inmodo da avere subito l’impressione della terza dimensione.

Io mi concentro subito su due cose fondamentali: ancorare gli oggetti al piano, delineando delle ombre che gli oggetti proiettano sul piano stesso (cerchietto rosso nel disegno), dipingere le ombre che permettono di dar la terza dimensione (cerchietto blu nel disegno).

In questa fase dunque l’obiettivo fondamentale è sentire che gli oggetti hanno un peso e che occupano una posizione armoniosa all’interno del
quadro.

L’abbozzo mi ha inoltre permesso di capire un concetto importante: gli strumenti che si utilizzano sono sempre funzionali allo scopo che si vuole raggiungere.

Per esempio, la superficie scelta è di utilità fondamentale in questa fase: se è liscia e non assorbente e dipingendo con una quantità minima di colore neutro (uso solitamente terra bruciata o terra di ombra naturale) le pennellate scorrono in maniera semplice, fluente e senza alcuno sforzo. Inoltre con una pezza o carta da cucina è possibile cancellare il colore, favorendo ripensamenti.

Ciò determina e favorisce un atteggiamento rilassato, naturale, elimina la paura di inevitabili sbagli.
La scelta della superficie favorisce una fase del processo pittorico ma anche un atteggiamento mentale: la prima fase è dedicata alla sperimentazione, alla “pesatura” dei soggetti, alla loro dimensione che bisogna “sentire”, alla posizione degli oggetti che deve assumere un senso agli occhi del pittore; il tutto avviene in maniera rilassata.

La logica con cui si abbozza è di provare ad avere subito un’idea chiara della propria visione, e raffinarla a poco a poco con la massima concentrazione e considerazione. Si comincia già in questa fase a pensare, non a ricalcare gli oggetti e a copiarli. Mentre si danno le pennellate, al fine di rendere il volume degli oggetti, si ha modo di riflettere, di correggere, di sperimentare diverse soluzioni che, disegnando, non si avrebbe modo di fare.
Così facendo si cerca di trovare la soluzione esteticamente più interessante, in linea con il nostro concetto iniziale per:

stabilire la grandezza degli oggetti;

determinare la loro posizione all’interno del quadro;

studiare la distanza tra di essi;

valutare il loro “peso”, far sì che siano “ancorati alla superficie”;

creare un effetto generale già in prima approssimazione, cioè fare in modo che il quadro sia già espressivo.

In altre parole, che il concetto sia già realizzato anche se in prima bozza.

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