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Luca

Bio
Luca Raimondi ha studiato e si è formato con Marc Dalessio, uno dei più affermati paesaggisti contemporanei, e Nathan Sowa, istruttore alla Florence Academy of Art in Svezia, ed attraverso anni di studio e di copie dei grandi maestri del passato.

La natura e la luce sono fonte di ispirazione di tutti i suoi lavori, con uno stile improntato all’uso del chiaroscuro e della tecnica impressionista. La sua pittura è “en plein air”, all’aria aperta, e abbandonando la pittura in studio si concentra sui paesaggi immersi nella luce, reali, rappresentati in chiave personale.

Le sue opere trasmettono pace, estasi, silenzio, o ancora solitudine e lontananza. Il suo è uno stile pittorico “intimo”, realizzato attraverso pennellate veloci e istintive, che sottendono ad un approccio perfezionista, affinato negli anni di pittura dal vivo. 

Ha esposto a partire dal 2012, in oltre una ventina di mostre personali e collettive. Sue opere si trovano in collezioni private in Europa, USA, Cina, Qatar. E’ rappresentato dalla galleria Elle Arte di Palermo e dalla galleria Caravello di Palermo, come “talento emergente” su Singulart, e su Saatchi, dove é stato incluso tra le collezioni consigliate dai curatori.

Lavora a Palermo, dove vive con sua moglie i loro 3 figli.

Mostre personali

  • 2020, Contemplare la Luce, Galleria Caravello, Palermo
  • 2018, Open Studio
  • 2014, “Painting en plein air”, Galleria Bobez Arte, Palermo,  curated by Floriana Spanò
  • 2012 “For lights, for fruits”, Galleria Elle Arte , Palermo, catalogue essay by Aldo Gerbino

Mostre collettive

  • 2019, “Dentro e fuori le mura. La pittura non ha confini”, Galleria Elle Arte , Palermo
  • 2019, “Art a porter”, Galleria Spazio HUS , Milano
  • 2019, “Dipinti di blu. Variazioni sul tono” , Galleria Elle Arte , Palermo
  • 2019, “”Dulcis in fundo. Il dessert è dipinto” , Galleria Elle Arte , Palermo
  • 2018, “Art a porter”, Galleria Spazio HUS , Milano
  • 2018, “Elogio della luce. riflessi e riflessioni per i vent’anni di Elle Arte”, Galleria Elle Arte , Palermo
  • 2017, “L’apparenza incanta”, a cura di Marta Ceribelli, Castello di Fiano Romano
  • 2016, “Dalla riva all’orizzonte. Suggestioni marine”, Galleria Elle Arte , Palermo
  • 2015, “Variazioni di Luce”, Galleria Elle Arte , Palermo
  • 2015, “Destinazione Palermo. La città riflessa”, Galleria Elle Arte , Palermo
  • 2015, “Declinazioni della luce. Nel colore, nel segno”, Galleria Elle Arte , Palermo
  • 2015, “Incipit”, Galleria Elle Arte , Palermo
  • 2014, “Luci di Sicilia”, Grand Hotel Piazza Borsa, Palermo
  • 2013, “Recent works” Caltagirone, Kennel, Raimondi, Triolo, Church of San Giovanni Decollato, Palermo
  • 2013, “Colors”, Gallery Elle Arte, Palermo
  • 2012, Auction, Casa d’aste Babuino, Rome – Wheat Field, oil on canvas, 50x 70 cm , AMREF
  • 2012, “Landscape colors” , Galleria Web Art , Treviso

Pubblicazioni

Insegnamento

  • Artist residency, Borgo Santo Pietro, Chiusdino, Toscana, agosto 2013, selected as artista in residence and landscape painting instructor
  • Private teaching
  • “Guida alla pittura a olio. Riflessioni, principi e pratica in studio”, Luca Raimondi, Il castello editore, 2020, isbn 8827601279

Landscape “en plein air”

by Floriana Spanò, essay from Bobez Gallery solo show, 2014



PAESAGGIO “EN PLEIN AIR”
di Floriana Spanò
Il paesaggio nasce dall’interazione tra lo sguardo dell’osservatore e l’ambiente che lo circonda. E’ proprio questa interazione a definirlo. Senza di essa esisterebbe solo una muta visione d’insieme
fine a se stessa, senza alcuna implicazione sentimentale o psicologica.
Il pittore ci mostra con i suoi occhi ciò che lo circonda, attraverso la sua sensibilità’ e la sua esperienza dal vivo, penetrandone il senso profondo
attraverso le proprie sensazioni , il proprio modo
di percepire la realtà, il senso di una propria indagine psicologica e sentimentale.


L’artista diviene una sorta di pioniere che indaga la natura per poi mostrarcela così come da lui viene percepita. Narrare lo scorrere del tempo e delle stagioni attraverso l’uso del colore e lo studio della luce, traduzione immediata di un’emozione del momento.
L’artista trascura il superfluo, dipinge sulla tela una
sintesi dell’ “impressione” che uno stimolo esterno
ha suscitato in lui.

Non esistono linee di contorno; il disegno lascia spazio a pennellate non studiate, date per tocchi, picchiettature, macchie.


La parola d’ordine è “en plein air”, dipingere all’aria aperta, abbandonando la pittura in studio, secondo il modello accademico; concentrandosi invece sui paesaggi reali, immersi nella luce, seguendo la rapida traiettoria del colore; dissolvenze in accostamenti di colore puro.
Quella di Luca è una pittura che, richiamando la tecnica impressionista, aspira a trasmettere l’immediatezza dell’immagine, dando alle proprie
opere un tocco estremamente riconoscibile, rendendole affascinanti
per il personale modo di rappresentare, più che per l’oggetto stesso
della rappresentazione.

E’ dalla propria personale sensibilità ed esperienza, oltre, ovviamente, alla tecnica adottata ,la conoscenza prospettica e la propensione a rappresentare lo spazio, che nasce la differente riproduzione di uno stesso paesaggio. Ne è un esempio la duplice versione pittorica del celebre stabilimento lungo la Senna “La Grenouillère” di Monet e Renoir, che nel 1869, pur collocando i propri cavalletti uno accanto all’altro, in poche ore realizzarono ciascuno la propria Grenouillère scegliendo una personale risoluzione per la resa espressiva dell’opera; il primo attraverso una serie di pennellate grasse e strutturate, il secondo liquide e soffuse. Luca Raimondi, classe 1977, ha osservato e studiato a lungo la natura allo scopo di riprodurla, lasciandosi trasportare dalle sensazioni che il paesaggio gli suggerisce come i colori, ed i profumi, ma anche dalla curiosità di poter “fermare” anche solo per un momento il movimento delle onde sempre diverso.

Le sue opere trasmettono pace, estasi, silenzio, ma anche solitudine e lontananza. Immergersi nella natura e’ per Luca un modo per
concentrarsi su di essa, soffermarsi a godere di ciò’ che lo circonda e trovare modi e soluzioni per essere sempre più sintetico, chiaro, diretto nel rappresentarla.


Le sue opere trasmettono pace, estasi, silenzio, ma anche solitudine e lontananza. Immergersi nella natura e’ per Luca un modo per
concentrarsi su di essa, soffermarsi a godere di ciò’ che lo circonda e trovare modi e soluzioni per essere sempre più sintetico, chiaro, diretto nel rappresentarla.


E’ per questo motivo che Luca dipinge “alla prima”. Attraverso un contatto immediato con la natura, esegue pennellate veloci per avere un richiamo diretto e semplice con ciò’ che sta rappresentando.
E’ l’impressione, l’imprinting primario, ciò’ che dalla vista arriva
dritto alla nostra mente e che ci consente riconoscere un oggetto
come tale. Robert Henri diceva che “Le pennellate mandano
un messaggio che si voglia o no. Una pennellata è il riflesso dell’artista nel momento in cui è fatta. Tutte le certezze, le insicurezze, tutti gli alti e bassi del suo spirito sono in esse.” L’idea assimilata dalla mente dell’artista scorre energeticamente sulle mani ed il pennello, lasciando libero sfogo alla creatività’.

L’artista utilizza la tecnica che i francesi, per primi, chiamarono “en plein air” e che indica l’abitudine di dipingere il
paesaggio all’aperto, cioè portandolo a finitura direttamente sul luogo, senza interventi successivi in studio. Pratica pittorica, nata alcuni anni prima dell’Impressionismo, ad opera dei pittori di Barbizon, ma utilizzata successivamente con regolarità da Monet e Renoir, prima, e Pissarro e Sisley poi, anche se, in realtà, ciò che questi pittori realizzavano
all’aria aperta era, in genere, una stesura iniziale, un motivo sul quale lavorare poi in studio per rifinire e portare a compimento l’opera.

Nelle sedute all’aperto, gli Impressionisti riescono a cogliere i più sottili trapassi di luce e di tono, percepiscono il valore cromatico delle ombre e
affinano la loro tecnica basata su tocchi ravvicinati di colore puro, in modo che l’immagine ricomposta sulla tela non perda l’intensità e la ricchezza cromatica dell’approccio diretto. Questa scelta è dettata dalla volontà di cogliere con immediatezza tutti gli effetti luministici della
visione diretta. Una successiva prosecuzione del quadro in studio potrebbe mettere in gioco la memoria, alterare la sensazione mmediata di una visione.


Luca dice a proposito della sua pittura:
“Quando dipingi fuori sei in contatto con la natura. Accedi ai suoni ai colori e una infinita serie di informazioni altrimenti non sperimentabili. Pratichi la velocità e il rischio: hai poco tempo per riflettere ed eserciti l’istinto, l’immediatezza. Fai continuo accesso alla memoria visiva, nel momento stesso in cui abbassi lo sguardo e lo rialzi tutto è cambiato. E’ un altro approccio: passi dal comfort di uno caldo studio alla fragilità di te stesso di fronte agli elementi: ti metti in gioco.


Alleni anche l’umiltà: ciò che hai di fronte è così immenso da essere inafferrabile: devi usare semplicità ed economia; essere veloce e rapido. I colori che usi non possono replicare esattamente ciò che osservi; puoi dare solo l’illusione, e ti devi adoperare per trovare strategie e mezzi espressivi per poter avvicinarti alla Natura, per catturarne l’essenza.”

E’ quindi l’immediatezza la base della pittura espressiva di Luca, associata al continuo rimando di sensazioni e percezioni di ciò’ che lo circonda.

English

Nature and observer interact, the landscape arises.
This interaction make the landscape, without it there would be only a view.
The painter shows us what he sees with his eyes, through his sensitivity and a live experience, searching for a deeper meaning through his own feelings, his own way of perceiving reality, the sense of his own psychological and emotional investigation.
He becomes a kind of pioneer who explores the nature and then show it the way he perceive it.
Trying to Leave out the excess, he paints on canvas a synthesis of ‘”impression” that nature has provoked in him.
Drawing leaves space for not calculated brushstrokes , and here comes touches, small dots, spots; contour of lines seldom appears.
The painter doesn’t paint anymore in the studio but outdoors, “en plein air”, abandoning the old academic method , so concentrating on real landscapes, bathed in lights, searching for combinations of pure and complementary colors.

Luca’s painting recalls the technique of impressionist, aims to communicate the immediacy of the image, his works are extremely recognizable, making them attractive for his way to represent, rather than the object of the representation.
The same landscape can be represented by a painter in a different way according to his sensitivity, experience, technique used and by the way to represent space.
One example is the dual version of the famous painting made along the Seine “The Grenouillère” by Monet and Renoir, who in 1869, while placing their easels side by side, in few hours realized their personal Grenouillère choosing a personal way to express their own work; the first through a series of fat and structured strokes, the second with light and soft marks.

Luca Raimondi, born in 1977, has observed and studied for long time nature with the purpose of give us a personal image, trying to express feelings that the landscape suggests him through colors and scents, but also driven by the curiosity to be able to “stop” even for a moment the movement of the waves always moving.

His works express peace, bliss, silence, solitude and remoteness.

Luca “immerge himself” in nature as a way to focus on it, taking a break, enjoying what surrounds him, find ways and solutions to show it us in a more concise, clear, direct way.
For this reason Luca paints “alla prima”. Through the direct contact with the nature, he performs quick strokes to get a direct impression of it.
Robert Henri said that “Strokes carry a message whether you want it or not. The stroke is just like the artist at the time he makes it. All the certainties, all the uncertainties, all the bigness and the littleness of his spirit are in it”.
The impression, the primary imprinting, this make us recognize an object as such.
The idea assimilated by the mind, rolls on the hands and on the brush, giving free room to creativity.
The artist uses the technique that the French, for the first time, called “en plein air” and indicates the habit of painting outdoor, finish a painting directly on the site, without subsequent corrections in studio. This way to paint was born a few years before Impressionism , by the Barbizon painters, but later was adopted regularly by Monet and Renoir, and then by Sisley and Pissarro, though, in reality, what these painters make outdoor was, in general, an initial scketch, later completed in studio.
In the outdoors sessions, the Impressionists are able to grasp the more subtle transitions of light and tone, perceive the color value of the shadows and refine their technique based on touches of pure color, so that the reconstructed image on the canvas cannot lose intensity and richness of color.
This choice is dictated by the desire to immediately catch all the light effects given by direct appearance. A subsequent continuation of the painting in the studio could modify the immediate feeling of a vision.

Luca says about his painting: “when you paint it out you’re in deep contact with nature. Sounds and colors are endless information that couldn’t be otherwise accessed. This experience force you to be quick, to take risks: I have not too much time to reflect and I can access my instinct, giving spontaneity to my paintings.
You need to remember what you’ve seen because every minute everything changes.
It’s another way to paint: out of the comfort of a warm studio you are in front of the fragility of yourself, exposed to the elements: you are in the game.
Then you realize that what is in front of you is so immense and elusive: you have to be simple and concise; be fast and quick. The colors you use can’t replicate exactly what you observe; you can only give the illusion, and you must use them in order to find strategies and means of expression, trying to get closer to nature, to capture its essence. “

Directness is the base of the expressive language of Luca, and his paintings are embedded with feelings and perceptions of what have surrounded him in that place, at that particular time.


“Per luci, per frutti”
by Aldo Gerbino, essay from Elle Arte Gallery solo show, 2012



Per luci, per frutti

La luce, quella posta appena in bilico tra un moto leggero, vibrante e una sorta di inquieta fissità, caratterizza in questo luogo della pittura quell’atmosfera meridiana tradotta in una stria del tempo conosciuta come “ora degli spiriti”. Essa, in questi lavori d’esordio, percorre un sentiero pittorico votato all’intimità della conoscenza, all’approdo nella fascia della contemplazione. Le spiagge, aperte al corpo di ciottoli disseminati tra Furnari e Oliveri, appaiono raccolte proprio in questa prima luce del meriggio; altre, invece, si dilacerano nel languente bagliore del tramonto, mentre i promontori sinuosi, appena attraversati da un soffio di caligine, si offrono cosparsi d’una impalpabile velatura cilestrina.

Su tale trasporto opera la tangibile gestione dello spazio di Luca Raimondi, il quale versa ogni sua aspirazione figurativa in una sorta d’imbuto in cui va codificando quel necessario equilibrio spirituale che oscilla tra l’inoppugnabile realtà e quanto di essa viene consegnata, distillata, erosa, in un continuo rimodellamento espressivo, nella sua pupilla, nella sua anima.


E ancora va levitando quella dimensione prospettica in cui gli oggetti colti dalla casualità, le disposte ‘nature morte’, gli spegnimenti delle ombre, le improvvise alterazioni dei contrasti, sembrano alternarsi in una continua progressione percettiva, avvertita con trepidazione dal giovane pittore palermitano (classe 1977), come controllo, intima indagine aggiogata alla propria riflessione.

Se il dipingere è intuito da Luca quale cifra di analisi rivolta primariamente al segno, in virtù delle sue dichiarate frequentazioni con sodali pedagoghi quali Sowa o Dalessio e in quell’esigenza del ‘vero’ frequentata da neorinascimentali americani quali Cecil e Graves a Firenze, è comunque alla materia, alla sua densità, alla sua pasta che egli tenta di formare carne, per sollecitazioni visive, sensitive. Dunque il segno, il tratto, quel ‘disegno’ che tutto sorregge si stempera, si trasfonde in una consistenza gioiosa e malinconica, legata all’abito della mimetica, in cui la didascalia avverte, sporadicamente, certe spinte verso fughe metafisiche.

Che il procedere di Luca si attesti in una visione naturalistica post-romantica è, con evidenza, mostrato nel percorso del suo lavorìo creativo, con gli adombramenti del caso, e in quell’andare, ‘in fieri’, alla conquista della realtà, alla maturazione della sua stessa pellicola pittorica ed esistenziale.


Già sottolineava Stefano Susinno, nel capitolo “veduta e paesaggio”, come per tanti «artisti e fruitori» la ‘veduta’ fosse considerata «pittura di evasione dal contingente, richiamo a temi universali in presenza di una ‘natura’ inquieta, o rasserenante, rifugio del mito o sublime teatro delle umane passioni». In tale non apparente difficoltà a tratteggiare i canoni estetici dei ‘generi’, spesso fuorvianti, può essere evidenziata tutta la problematica dell’approccio estetico, della fatica a scorporarlo da indicazioni teoriche. Ciò è soprattutto evidente nell’attuale panorama contemporaneo in cui, alla feroce iconoclastia contro la civiltà figurativa, si contrappongono salvifiche esigenze di ‘ritorno alla pittura’, in una rivisitazione postmoderna, sostenuta da molteplici bisogni di interiore lettura contemplativa, storicamente oscillanti tra iperrealtà, transavanguardia e anacronismo.

Lungo tali conflitti Luca Raimondi si sporge dall’icastica pedana della figurazione tenendo in gran riguardo le indicazioni dei Maestri, alimentando il gusto al classicismo, collegato, con partecipazione, alla propria appagante idea di visione. Un’idea da contrapporre allo scenario di insistita erosione tecnologica e di criminale degrado ecologico cui quotidianamente assistiamo e che offende la nostra umana sensibilità.

Allora, dall’emozionale tocco paesaggistico alle sue ‘nature morte’ che ammiccano, nel loro acronico peregrinare, alle pregnanti voci chiaroscurali del magistero di un Jean-Baptiste Chardin (si vedano i due olî su tela del 2012: Vino, pere e un dipinto incompiuto e Tre arance e un vaso), ogni cosa sembra volere attingere dalla natura, nella ricerca di una corretta tensione alla stabilità, a temprati pigmenti, a riflessi, a suoni.

Aldo Gerbino

English

Suspended between a delicate and vibrant motion, and a kind of uneasy stillness, the light in these paintings evokes that atmosphere known as “the hour of the spirits.” In these debut works, the light follows a pictorial path dedicated to an intimacy of understanding, to contemplation.

The pebbled beaches, between Furnari and Oliveri, appear now enveloped in the first light of noon; or now seem to disintegrate under the fading glow of the sunset, while the curve of the cliffs is shadowed by an ethereal bluish veil.

Luca Raimondi’s figurative aspirations are channeled into a sort of funnel, where he codifies a necessary spiritual balance which swings between incontrovertible reality and its distillation and is presented in a continuous expressive remodeling seen through the impact with his eye and his soul.
Moreover, he employs a pictorial perspective in which the casually placed objects of his still life compositions, the darkness of the shadows, the sudden shifts of contrast, seem to alternate in a continuous perceptive progression approached with a certain trepidation by this young painter from Palermo (born 1977) as a way maintaining control, allowing a personal investigation subjected to his own observational skills.

If, for Luca, painting is understood as an analytic code concerned primarily with mark-making and confirmed by his acquaintance with teachers such as Sowa and Dalessio and by an awareness of the neorenaissance verismo of americans such as Cecil and Graves in Florence, then it is with the material of paint, through its density and physicality, that he attempts to create “flesh”, to provide visual and sensory stimuli.
So the mark, the brushstroke, that quality of drawing which holds everything together, dissolves and turns into a joyful and melancholic substance, a kind of camouflage, which suggests, at times, a tendency towards metaphysical painting.

Luca’s path is part of a post-romantic approach to nature, and is evident in an endless search for a vision of reality. Stefano Susinno, art critic, in “View and landscape”, points out that for many, both artist and spectator, landscape might be considered either “an escape from the incidental, a call to universal themes in the presence of restless Nature or alternatively a thing of comfort; the home of myth or the sublime theatre of human passions”.
Herein are contained all the often misleading difficulties relating to the aesthetic canons of “genre” and how to separate aesthetics from mere theoretical indications.
This is even more evident in the current contemporary scene in which a fierce iconoclasm against the figurative in art, contrasts with the desire for a “return to painting” in a postmodern revision, supported by the need for inner contemplative reading, historically ranging from hyper-realism, to transavantgardism and anachronism.

Far from such contemporary conflicts Luca Raimondi holds firm to a figurative approach, maintaining the highest regard for the lessons of the Old Masters and adding a taste for classicism in line with his own satisfying visual ideas.

This is a stand point totally in opposition to the every day scenario of insistent technological erosion and criminal ecological degradation which surrounds us and offends our human sensibilities.

So, from his emotional approach in the landscapes to his still life paintings, which in their timelessness make a nod to the poignant “chiaroscuro” canvases of the magisterial Jean-Baptiste Chardin (see the two oils on board of 2012: Wine, pears and an unfinished painting and Three oranges and a jar), everything seems to want to draw from nature, in the search for a precise tension between stability, the tempered quality of the pigments, between reflections and sounds.

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